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Porto, non è solo il vino

by Albore Simone Marino
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Dato che le scelte di località in Europa si fanno sempre più difficili per noi, abbiamo deciso di pubblicare un sondaggio. Volevamo che il pubblico esprimesse un giudizio scegliendo la meta per il nostro viaggio di Capodanno, tra Porto; Copenaghen; Barcellona e Valencia/Alicante. La classifica finale ha visto vincitrice Porto con il 50% delle preferenze, a seguire Copenaghen (26%); Barcellona (12%) ed infine Valencia/Alicante (12%).

Dopo circa 10 anni torniamo quindi in Portogallo, all’epoca eravamo stati a Lisbona e fu il nostro primo Capodanno all’estero. Questa volta invece il Capodanno lo passiamo in Piazza Duomo a Milano seguendo il concerto organizzato dal Comune, dove hanno partecipato Annalisa e Mario Biondi.

Viste aeree di Porto

Viste aeree di Porto

Approfittiamo di una campagna promozionale della compagnia Ryanair per partire da Milano Malpensa dal 5 al 9 Gennaio (è vero il sondaggio era per il Capodanno ma se si ha la possibilità di risparmiare circa €100 a testa…).

Arriviamo nella città Lusitana nel tardo pomeriggio, dall’aeroporto prendiamo l’ottimo servizio di metropolitana (in realtà è un tram) che ci porta in hotel. Prendiamo quindi la linea E fino alla stazione Trinidade per prendere poi la linea D (dir. Hospital Sao Joao) fino alla fermata IPO che è situata proprio a poche decine di metri dall’hotel.

Soggiorniamo presso l’Ibis Porto Sao Joao che si trova all’ultimo piano di un piccolo Centro Commerciale, è un hotel di categoria 2 stelle situato nella zona universitaria, comodamente collegato al centro storico cittadino ed i centri fieristici con il servizio di trasporto pubblico.

La struttura è interamente non fumatori, la camera è di dimensione standard con aria condizionata e Wifi gratuito, a nostro avviso la camera andrebbe un po’ rinnovata. La colazione non è inclusa e costa €6 ma basta scendere nel centro commerciale per fare una buona colazione a prezzo molto più conveniente.

La sera la passiamo visitando la zona dell’hotel, addentrandoci nel quartiere universitario dove si trova la UPTEC, la struttura dell’Università di Porto dedicata alle start-up e Business Innovation, la quale sostiene un effettivo trasferimento di conoscenze e tecnologie tra il mondo accademico e dei mercati.
Dopo otto anni di attività, la UPTEC ha sostenuto oltre 370 idee di business in settori diversi come nano scienze e nano tecnologie, sicurezza, energia, biotecnologie, ecc.

Nello stesso comprensorio si trova poi la facoltà di psicologia e scienza dell’educazione, associazioni studentesche e I3S (Istituto di Investigazione e Innovazione nella Salute), un consorzio guidato dall’Università di Porto, che riunisce quattro istituzioni e ricercatori provenienti da alcune scuole di Porto. La compartecipazione di scuole, istituti di ricerca e ospedali in un unico gruppo di ricerca è unica in Portogallo ed è un bene prezioso per la scienza e la ricerca. Questa rete intricata di collaborazioni si concentra su tre programmi integrativi: Cancro, Risposta dell’ospite e interazione, Neurobiologia e malattie neurologiche.  La presenza di giovani, nonostante sia sera tardi, è piacevolmente sorprendente.

Francesinha

Francesinha

Ceniamo all’interno del nostro Centro Commerciale ed abbiamo mangiato il piatto locale, la Francesinha, si tratta di un toast (o fette di pane) imbottito con prosciutto crudo, Linguica (salsiccia locale), bistecche o arrosti e coperto con formaggio fuso, il tutto poi è cosparso da salsa di pomodoro alla birra e servita con patatine fritte.

Se l’immagine o la descrizione non sembra troppo invitante, vi assicuro che è comunque da provare, il gusto della salsa di pomodoro con la birra dà il tocco in più al piatto, creando una nota amara quasi di affumicatura.
Non esiste una vera e propria ricetta tradizionale di questo piatto, ogni ristorante o pub ha la propria ricetta segreta di salsa che comunque deve essere sempre a base di pomodoro e birra.
L’invenzione di questo piatto sembra piuttosto recente, si presume infatti che tale Daniel da Silva, un emigrante tornato da Francia e Belgio negli anni ’60, ha cercato di adattare il “Croque Monsieur” al gusto dei Portoghesi… se ci sia riuscito non è dato sapere, ma ad ogni modo è da assaggiare, come si dice “de gustibus”!

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