Durante i miei viaggi mi capita spesso di cercare luoghi poco conosciuti, storie particolari e persone che abbiano qualcosa da raccontare.
A volte questo significa attraversare deserti, visitare città lontane o esplorare mercati dall’altra parte del mondo.
Altre volte, invece, basta percorrere qualche chilometro nell’entroterra marchigiano.
È proprio così che sono arrivato alle Tenute Muròla.
Mentre esploravo il Maceratese, tra borghi, siti archeologici e strade panoramiche, ho deciso di concedermi una pausa diversa dal solito. Non il classico pranzo al ristorante e nemmeno una semplice visita turistica, ma un’esperienza capace di raccontare il territorio da un punto di vista differente.
Dopo una rapida ricerca su Winedering, la piattaforma italiana specializzata in visite in cantina ed esperienze enoturistiche, la mia attenzione è stata catturata dalle Tenute Muròla di Urbisaglia.
E così ho prenotato.
Quando una cantina racconta molto più del vino
Le Tenute Muròla si trovano nel cuore della provincia di Macerata, circondate da un paesaggio che sembra disegnato apposta per chi ama le colline marchigiane.
Vigneti, campi coltivati, piccoli borghi e strade che invitano a rallentare il passo.

La tenuta si trova a Urbisaglia, nel cuore del Maceratese, in quella fascia di Marche sospesa tra i Monti Sibillini e il Mare Adriatico.
Ma ciò che la rende diversa da molte altre cantine non è soltanto la qualità delle sue produzioni, è la storia che custodisce.
Una famiglia che attraversa i secoli
Molte aziende raccontano il proprio passato, qui invece il passato sembra ancora presente.

Passeggiando tra la cantina e ascoltando i racconti della famiglia, si scopre che dietro nomi come Camà, Teodoro, Antek e Jurek non si nascondono semplici etichette commerciali, ma sono persone realmente esistite.
Persone che hanno lasciato un segno nella storia della famiglia e che oggi continuano a vivere attraverso i vini che portano il loro nome.
Teodoro Bonati fu un ingegnere e matematico vissuto nel Settecento.
Agar Sorbatti Bonati, conosciuta come Camà, la prima donna ingegnere delle Marche nel 1923.
Antek e Jurek raccontano invece il legame tra la famiglia Bonati e quella Mosiewicz, portando nelle Marche una storia che attraversa anche la Polonia.
È uno di quei dettagli che inizialmente sembrano marginali, poi però, ti accorgi che rendono tutto più interessante, perché ogni bottiglia smette di essere un semplice prodotto e diventa parte di un racconto.
La cosa che non mi aspettavo
Quando si prenota una visita in cantina si pensa subito ai vigneti e alla degustazione.
Quello che non mi aspettavo era di ritrovarmi ad ascoltare una storia familiare che attraversa secoli, Paesi diversi e perfino una delle prime donne ingegnere italiane.
È stato probabilmente il momento che mi è rimasto più impresso della visita.
Perché il vino, alla fine, può piacere o non piacere, ma le storie invece restano.
La visita alla cantina
Lo ammetto senza difficoltà.
Quando partecipo a eventi enogastronomici, visite guidate o festival dedicati alle eccellenze del territorio, ciò che mi interessa maggiormente non è l’aspetto tecnico.
Mi incuriosiscono le persone, le tradizioni e le storie che si nascondono dietro ciò che vediamo sulla tavola.
Per questo motivo ho apprezzato particolarmente la visita alla cantina.

Camminando tra gli ambienti dedicati alla produzione e all’affinamento si comprende quanto lavoro si nasconda dietro ogni bottiglia.
È una di quelle esperienze che permettono di vedere ciò che normalmente resta invisibile, e spesso è proprio la parte più interessante.
Come ho scoperto questa esperienza
A farmi arrivare fino a qui è stata una ricerca fatta quasi per caso.
Durante il mio soggiorno nelle Marche cercavo un’attività diversa dal solito, qualcosa che mi permettesse di conoscere meglio il territorio e le persone che lo vivono ogni giorno.

Tra le varie proposte disponibili, quella delle Tenute Muròla mi aveva incuriosito particolarmente.
La combinazione tra storia della famiglia, visita guidata e degustazione mi sembrava un buon modo per aggiungere un tassello diverso al viaggio.
E visto che quel giorno era anche il mio compleanno, mi è sembrata l’occasione perfetta per regalarmi qualche ora diversa dal solito, così ho deciso di prenotare.
🍷 Cos’è Winedering e perché l’ho usato
Ho scoperto e prenotato questa esperienza tramite Winedering, una piattaforma italiana nata nel 2016 dedicata all’enoturismo: visite in cantina, degustazioni, wine tour ed esperienze legate al mondo del vino e dei sapori locali.
La cosa che mi è piaciuta è la semplicità.
Scegli l’esperienza, controlli le informazioni principali e prenoti online, senza dover inseguire mille siti diversi o mandare messaggi nel vuoto sperando che qualcuno risponda prima della vendemmia successiva.
Nel mio caso l’ho usata per prenotare la visita alle Tenute Muròla e l’ho trovata pratica, chiara e immediata.
Più che “comprare una degustazione”, l’idea è quella di trovare un modo diverso per conoscere un territorio: entrare in una cantina, ascoltare una storia, assaggiare qualcosa di locale e magari scoprire luoghi che altrimenti sarebbero rimasti fuori dall’itinerario.
👉 Prova la stessa esperienza: Degustazione autentica nelle Marche alle Tenute Muròla
Per te il prezzo non cambia, mentre una piccola commissione può aiutare a sostenere il blog e i futuri contenuti di Viaggiamocela.
Il momento della degustazione
Terminata la visita, mi sono dedicato alla vera e propria esperienza.
Ad accompagnare i vini c’era un tagliere con pecorino, salame, ciauscolo, coppa, olive, pane gluten free e olio extravergine prodotto dalla tenuta.
Una delle cose che ho apprezzato maggiormente durante l’intera esperienza è stata l’attenzione verso gli ospiti.
Qualche giorno prima della visita ero stato contattato per verificare le allergie alimentari segnalate in fase di prenotazione e, una volta arrivato, tutto era già stato organizzato senza problemi.
Può sembrare un dettaglio, ma per chi viaggia spesso fa davvero la differenza.
Il tutto si è svolto in modo semplice e rilassato, senza formalità inutili e senza quella sensazione di partecipare a una lezione per addetti ai lavori.
Ed è probabilmente questo uno degli aspetti che ho apprezzato di più dell’intera esperienza.

La degustazione comprendeva la Ribona, il Camà e il Teodoro.
La Ribona è stata una piacevole scoperta: un bianco fresco, profumato, con quella leggerezza giusta che apre il percorso senza mettersi a fare il protagonista assoluto. Uno di quei vini che non hanno bisogno di alzare la voce per farsi notare.
Il Camà, Rosso Piceno DOC, è stato probabilmente il vino che mi ha convinto di più. Morbido, elegante, avvolgente, con carattere ma senza diventare impegnativo.
Per capirci: non è il rosso che ti guarda dall’alto in basso perché non sai distinguere al volo ogni profumo nel bicchiere.
È più accogliente, più equilibrato, più facile da apprezzare anche se non sei un esperto.
Il Teodoro, invece, gioca decisamente in un’altra categoria.
È più intenso, più strutturato, più importante. Si sente che è pensato per chi ama i rossi decisi, quelli che non fanno tappezzeria e arrivano al tavolo con una certa presenza.
Interessante da assaggiare, anche se personalmente l’ho trovato più impegnativo rispetto al Camà.

Prima di ripartire ho fatto anche un salto nello shop aziendale.
Alla fine sono uscito con una bottiglia di Camà, una di Orbesallia e una Birra Maretto Ribona.
La scelta di portare a casa sia Camà sia Orbesallia non è stata casuale.
Pur essendo entrambi Rosso Piceno DOC, li ho percepiti come due modi diversi di raccontare lo stesso territorio.
Il Camà mi è sembrato più elegante e avvolgente, quello da aprire quando vuoi qualcosa con una personalità più definita.
L’Orbesallia, invece, mi ha dato l’idea di un rosso più immediato, più quotidiano, ma comunque con quel calore tipico dei rossi marchigiani.
A completare gli acquisti è stata la Birra Maretto Ribona, probabilmente il prodotto più insolito dello shop.
Una birra artigianale legata alla Ribona, che mi ha incuriosito proprio perché unisce due mondi che normalmente immaginiamo separati: la birra e il vino.
Quando un’esperienza ti fa venire voglia di portarti a casa un piccolo pezzo del territorio, di solito significa che qualcosa ha funzionato davvero.
Vale la pena fare questo tipo di esperienze?

Assolutamente sì.
Per la storia della famiglia, per il contesto, per la visita e il paesaggio.
Permette di conoscere una parte delle Marche da una prospettiva diversa rispetto a quella che normalmente troviamo nelle guide.
Per me è stata una piacevole parentesi all’interno di un viaggio marchigiano già ricco di scoperte.
Una di quelle esperienze che non finiscono semplicemente con una degustazione, ma che aggiungono qualche storia in più al bagaglio dei ricordi.
Se ti piace l’idea di aggiungere al viaggio un’esperienza di questo tipo, qui sotto trovi alcune proposte Winedering nelle Marche.
Non serve trasformare il viaggio in un tour enologico completo, a volte basta una visita ben scelta per capire meglio un territorio.
📍 Cosa vedere nei dintorni di Tenute Muròla
Dopo una degustazione tra le colline di Urbisaglia, sarebbe un peccato rimettersi subito in macchina e scappare via.
Nei dintorni ci sono borghi, siti archeologici, abbazie, passeggiate e angoli delle Marche che meritano più di una deviazione.
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