Scegli la tua rotta

Qui trovi i miei “must”: storie che raccontano il mio modo di viaggiare. Il resto viene da sé.

Sacile

ITALIA

Un’Italia gentile: acqua, vicoli e piccoli colpi di scena. Sacile e Pordenone sono la prova che le mete migliori spesso non fanno pubblicità.

Cipro

EUROPA

Un’isola che ti fa dire: "ok, qui potrei tornare ogni anno", spiagge, storia e quel mood mediterraneo che ti rimette in sesto.

Samarcanda, Piazza Registan

ASIA

Qui il blu non è un colore: è un’esperienza. Cupole, bazar e Via della Seta che ti entra negli occhi e non se ne va più.

Marrakesh

AFIRCA

Marocco in arrivo: sto preparando la serie 😄

Le ultime che ho combinato

  • Tashkent è il finale che non ti aspetti: dopo città leggendarie e mosaici da Via della Seta, la capitale ti resetta con la sua anima urbana e cosmopolita, fatta di contrasti tra moderno e tradizione. Qui il viaggio cambia ritmo: spazi più “da metropoli”, luoghi che ti fanno abbassare la voce e una metropolitana così bella che la prendi anche senza sapere dove andare. È la tappa che ti riporta alla vita vera dell’Uzbekistan, prima del rientro e di quella sensazione tipica da ultimo giorno: la valigia si chiude, ma la testa resta lì. Nelle conclusioni resta forte la meraviglia per i colori e l’ospitalità, e nei ringraziamenti un “rahmat” sincero al gruppo e a chi ha reso il tour indimenticabile.

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  • Tra Bukhara e Samarcanda, quella che doveva essere “solo strada” si trasforma in una sorpresa: una sosta improvvisa e poi Gijduvon, la tappa che ti freg… in senso buono. Qui la ceramica non è un souvenir qualunque: è identità, mani vere che lavorano, cortili-bottega, profumo di laboratorio e blu che ti resta negli occhi. Alcuni pezzi, addirittura, sembrano “cantare” quando li tocchi o li lavi, e tu ti ritrovi a sorridere come un bambino con la scusa dell’artigianato. Il consiglio finale è da viaggiatore pratico: scegli un pezzo che ti chiama, fatti fare un imballo serio e trattalo in valigia come una reliquia. Perché Gijduvon vale più di una semplice sosta: è la prova che l’Uzbekistan non è solo nomi leggendari, ma anche posti piccoli dove la tradizione è ancora viva.

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  • Bukhara non ti travolge come Khiva: ti conquista piano, con quell’eleganza un po’ regale da città che ha visto passare secoli e non sente il bisogno di dimostrarlo. Si gira meglio senza programma, lasciandosi guidare da vicoli, cortili ombreggiati e piazze che sembrano scenografie (ma con vita vera: tè, chiacchiere, profumi di pane e spezie). Il momento magico arriva quando il sole cala: le luci accendono la “nobiltà” di Bukhara e la città diventa ancora più magnetica, perfetta per una passeggiata serale lenta. Il consiglio finale è semplice: evita le ore più calde, esci dalle vie principali e ogni tanto metti via il telefono, perché Bukhara dà il meglio a chi la ascolta, non a chi la spunta.

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Ciao, sono Simone

Ciao, sono Simone

Viaggio per curiosità e finisco spesso in posti strani.
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