Mongolfiere all’alba, Camini delle Fate, Göreme, pietre dure, Çavuşin e Valle dell’Amore: il secondo giorno in Cappadocia è stato un concentrato di paesaggi incredibili, storia e meraviglia.
Scegli la tua rotta
Qui trovi i miei “must”: storie che raccontano il mio modo di viaggiare. Il resto viene da sé.

ITALIA
Un’Italia gentile: acqua, vicoli e piccoli colpi di scena. Sacile e Pordenone sono la prova che le mete migliori spesso non fanno pubblicità.

EUROPA
Un’isola che ti fa dire: "ok, qui potrei tornare ogni anno", spiagge, storia e quel mood mediterraneo che ti rimette in sesto.

ASIA
Qui il blu non è un colore: è un’esperienza. Cupole, bazar e Via della Seta che ti entra negli occhi e non se ne va più.

AFRICA
Africa (si comincia dal Marocco): storie vere, dritte utili e qualche imprevisto benedetto. Entra, e vediamo dove finisci.
Le ultime che ho combinato
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Italia
Tenute Muròla: una degustazione nelle Marche tra vino, storia e colline
by Albore Simone Marino 9 minutes readAlle Tenute Muròla di Urbisaglia ho vissuto una degustazione diversa dal solito: cantina, storie di famiglia, sapori locali, colline marchigiane e un’esperienza scoperta grazie a Winedering.
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Turchia
Cappadocia: primo giorno tra Uçhisar, Valle dei Piccioni e panorami da sogno
by Albore Simone Marino 15 minutes readPrimo giorno in Cappadocia tra arrivo a Nevşehir, panorami lunari, Castello di Uçhisar e Valle dei Piccioni. Un racconto di viaggio in Turchia tra tufo, vento, appunti storti e quella meraviglia che ti fa capire subito di essere finito in un posto fuori dal comune.
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Oman
Bimmah Sinkhole e Wadi Shab: quando l’Oman ti tira fuori l’acqua dal nulla
by Albore Simone Marino 5 minutes readIn questo pezzo ti porto in uno dei “plot twist” più belli dell’Oman: Bimmah Sinkhole, una piscina naturale che sembra finta da quanto è turchese, e poi Wadi Shab, dove l’avventura parte tranquilla e finisce con il classico “ok, non me l’aspettavo” tra acqua, rocce e canyon.
Chiudiamo con Wadi Tiwi, la parentesi più verde e “da cartolina vera” (quella che profuma di palme e silenzio).
Dentro trovi anche dritte pratiche senza ansia: quando andare, cosa portare, come non rovinarti la giornata… e come goderti tutto senza fare l’eroe. -
Heymondo e assicurazione di viaggio: perché conviene
by Albore Simone Marino 8 minutes readPerché oggi considero utile l’assicurazione di viaggio e perché Heymondo mi ha colpito tra viaggi veri, imprevisti e voglia di partire più sereni.
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Oman
Mutrah Souq: il labirinto delle spezie (e degli acquisti pericolosi)
by Albore Simone Marino 5 minutes readMutrah Souq è il luogo dove entri “solo per dare un’occhiata” e ne esci con profumo d’incenso addosso e una storia in tasca. Tra luci basse, spezie, colori e contrattazioni gentili, ti racconto com’è davvero il souq più iconico di Muscat e perché qui perdere tempo è la cosa più intelligente che puoi fare
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Altre storie
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Tashkent è il finale che non ti aspetti: dopo città leggendarie e mosaici da Via della Seta, la capitale ti resetta con la sua anima urbana e cosmopolita, fatta di contrasti tra moderno e tradizione. Qui il viaggio cambia ritmo: spazi più “da metropoli”, luoghi che ti fanno abbassare la voce e una metropolitana così bella che la prendi anche senza sapere dove andare. È la tappa che ti riporta alla vita vera dell’Uzbekistan, prima del rientro e di quella sensazione tipica da ultimo giorno: la valigia si chiude, ma la testa resta lì. Nelle conclusioni resta forte la meraviglia per i colori e l’ospitalità, e nei ringraziamenti un “rahmat” sincero al gruppo e a chi ha reso il tour indimenticabile.
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Samarcanda non è una tappa: è un effetto speciale a cielo aperto. Tra piazze ipnotiche, bazar che accendono i sensi e sapori che ti fanno camminare “per digestione”, questa città ti resta addosso. E se vuoi il dietro-le-quinte completo, c’è il sampler gratuito di Rahmat Uzbekistan!
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Tra Bukhara e Samarcanda, quella che doveva essere “solo strada” si trasforma in una sorpresa: una sosta improvvisa e poi Gijduvon, la tappa che ti freg… in senso buono. Qui la ceramica non è un souvenir qualunque: è identità, mani vere che lavorano, cortili-bottega, profumo di laboratorio e blu che ti resta negli occhi. Alcuni pezzi, addirittura, sembrano “cantare” quando li tocchi o li lavi, e tu ti ritrovi a sorridere come un bambino con la scusa dell’artigianato. Il consiglio finale è da viaggiatore pratico: scegli un pezzo che ti chiama, fatti fare un imballo serio e trattalo in valigia come una reliquia. Perché Gijduvon vale più di una semplice sosta: è la prova che l’Uzbekistan non è solo nomi leggendari, ma anche posti piccoli dove la tradizione è ancora viva.
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Bukhara non ti travolge come Khiva: ti conquista piano, con quell’eleganza un po’ regale da città che ha visto passare secoli e non sente il bisogno di dimostrarlo. Si gira meglio senza programma, lasciandosi guidare da vicoli, cortili ombreggiati e piazze che sembrano scenografie (ma con vita vera: tè, chiacchiere, profumi di pane e spezie). Il momento magico arriva quando il sole cala: le luci accendono la “nobiltà” di Bukhara e la città diventa ancora più magnetica, perfetta per una passeggiata serale lenta. Il consiglio finale è semplice: evita le ore più calde, esci dalle vie principali e ogni tanto metti via il telefono, perché Bukhara dà il meglio a chi la ascolta, non a chi la spunta.
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Khiva non è una tappa da spuntare, è un’atmosfera che ti rallenta appena varchi le porte di Ichan Kala. Tra mura color caramello, vicoli polverosi e improvvise esplosioni di blu, la città-museo ti invita a perderti senza fretta: qui il bello non è solo nei monumenti, ma nelle ombre che disegnano geometrie perfette, nei dettagli del legno, nei cortili silenziosi e nella luce che cuoce i mattoni cambiando colore durante la giornata. Il viaggio diventa un gioco di ritmo: fuori il sole che spinge, dentro la frescura di una moschea “a colonne” dove il tempo sembra abbassare la voce. Salire sui punti panoramici regala viste da cartolina… ma con acqua in mano e calma, perché Khiva premia chi si prende il tempo di guardare davvero. Tra una pausa tè e il profumo del pane, il consiglio finale è semplice: meno checklist, più passi lenti. E quando pensi di averla “vista”, ti accorgi che Khiva, in realtà, l’hai sentita.

