Sicilia che accelera, Livorno che sorprende, TAP che rilancia

BIT, una giornata di quelle intense

10 minutes read

Ieri alla BIT ho fatto il classico slalom da “content creator con badge e caviglie in modalità pedometro”: un occhio agli stand, uno ai palchi, e l’altro (sì, ne serve un terzo) alle frasi che ti restano addosso.
La sensazione?
Quest’anno si parla molto meno di “venite che siamo belli” e molto più di come si costruisce una destinazione che funziona: tutto l’anno, con prodotti chiari, numeri veri e promesse che non suonano finte.

Due tappe della giornata, mondi diversi, stesso filo rosso: autenticità sì, ma con una strategia sotto.

Regione Sicilia: oltre i luoghi iconici

La conferenza stampa della Regione Sicilia non è stata la solita passerella “sole, mare e cannoli” (anche se, tranquilli, i cannoli restano una certezza).
Il taglio è stato molto più concreto: Sicilia come destinazione europea che cresce, ma soprattutto che prova a distribuirsi meglio nel tempo e nello spazio.

Elvira Amata, Assessore per il Turismo, lo Sport e lo Spettacolo della Regione Siciliana, durante un talk alla BIT con microfoni sul tavolo e maxi schermo colorato sullo sfondo.
Elvira Amata, Assessore per il Turismo, lo Sport e lo Spettacolo della Regione Siciliana, durante la conferenza stampa alla BIT: focus su promozione, strategie e Sicilia da vivere tutto l’anno.

Il messaggio principale è semplice: nel 2025 la Sicilia continua a crescere, con arrivi in aumento e presenze sostanzialmente stabili ma spalmate in modo più intelligente. E qui arriva la parola che oggi ho sentito più volte di “buongiorno”: destagionalizzazione.

Detta in modo umano: non vivere di due mesi di picco e poi di silenzio.
Perché il turismo, quando diventa serio, non è solo “fare il pieno”: è far lavorare bene chi vive di turismo.

L’Assessora al Turismo Elvira Amata ha insistito su un concetto che, se lo traduci in pratica, cambia tutto: la Sicilia non deve solo attirare, deve costruire una nuova geografia del viaggio.
Cioè: far emergere territori meno ovvi, dare motivi per tornare fuori stagione, valorizzare l’entroterra e non lasciare tutto appeso alle coste.

E qui il discorso si è fatto molto interessante quando si è parlato di turismo “esperienziale”: quei viaggiatori che non vogliono solo vedere, ma fare, partecipare, toccare con mano.
Gente che spesso spende anche di più (e non in modo “lussuoso”, ma in modo “consapevole”: guide, attività, esperienze, cibo vero, piccoli produttori).

Gli ingredienti che oggi la Sicilia ha messo sul tavolo:

  • Destagionalizzazione: non è un sogno, è una direzione precisa.
  • Cicloturismo e turismo attivo: la Sicilia spinta anche come territorio da attraversare, non solo da “consumare”.
  • Eventi e MICE: perché i flussi internazionali si attirano anche con appuntamenti che non dipendono dal meteo.
  • Cineturismo e set-jetting: perché oggi una serie tv può fare più di mille brochure (e non sempre è un bene, ma va gestito).
  • Investimenti e riqualificazione: perché se vuoi turisti più “esigenti”, devi alzare anche la qualità dell’offerta.

In sintesi?
La Sicilia oggi non si è venduta come “cartolina”, si è presentata come sistema e a me, quando una destinazione parla così, viene voglia di ascoltare.

Livorno: la Toscana che non ti aspetti (short break, ma con personalità)

Poi sono passato al “momento sorpresa” della giornata: Livorno allo stand Toscana.
E già il titolo della presentazione è un gancio perfetto: “Livorno: la Toscana che non ti aspetti”.
Perché è vero: quando pensi Toscana ti vengono in mente colline, cipressi, borghi da film… e Livorno invece ti arriva addosso con un’altra energia: mare, canali, ironia, sapori e vita quotidiana vera.

Maxi schermo allo stand Toscana alla BIT con slide “Livorno: la Toscana che non ti aspetti”, data 11 febbraio 2026 e scritta visituscany.com, con poltrone bianche in primo piano.
Livorno si prende la scena alla BIT: “la Toscana che non ti aspetti” raccontata allo stand Toscana, tra idee da short break e voglia di uscire dai soliti giri.

Qui l’idea non è fare un weekend di corsa, ma un weekend compatto e pieno, con esperienze non convenzionali e un ritmo diverso: quello del mare.
E il bello è che non stanno raccontando Livorno come “la sorella minore” di altre città toscane.
La stanno raccontando come hub, come porta strategica, come posto che ha una voce propria.

Le immagini che ti si accendono in testa:

  • Il tour in battello lungo i Fossi Medicei: Livorno vista dall’acqua, con i canali che portano il mare dentro i quartieri.
  • La Terrazza Mascagni: quel “salotto con vista” dove ti siedi e ti viene voglia di restare zitto due minuti (che per me è già un evento).
  • Il Mercato delle Vettovaglie: architettura ottocentesca e facce vere, dove capisci cos’è una città quando non posa.
  • E poi la parte gastronomica che qui non è folklore: è identità. Cacciucco, ponce, 5e5… roba che non si presta al turismo finto.

Livorno sta spingendo una strategia che non vive solo di BIT: c’è un portale di destinazione, c’è un lavoro di mappatura delle esperienze, e c’è una promozione che guarda anche fuori (fiere internazionali, circuiti, campagne).
E sì, c’è pure una campagna nazionale con un volto noto (Giorgio Chiellini), ma la cosa più importante è che non sembra una “vernice”: sembra una direzione.

Livorno oggi mi è sembrata come quella persona che a cena parla poco, poi dice una frase e ti ribalta la serata.
Non ti urla addosso, ma ti resta.

TAP Air Portugal: nuove rotte, flotta più moderna e una promessa chiara (comfort vero)

E poi, terzo blocco della giornata: TAP Air Portugal.
Qui siamo su un altro campo: compagnie aeree, network, prodotto, strategia.
Ma anche qui ho sentito la stessa musica: non basta collegare, devi farlo bene.

La parte “rotte”: il Brasile al centro (e non è un dettaglio)

TAP ha presentato un 2026 molto operativo: nuove rotte e rafforzamento su mercati chiave.
Il Brasile emerge come pilastro importantissimo, con nuove aperture e più frequenze su alcune tratte.
Traduzione: Lisbona continua a essere uno snodo forte, e TAP vuole essere quel ponte “comodo” tra Europa e lungo raggio.

La parte “flotta”: rinnovamento che non è solo una parola

Rinnovo flotta vuol dire aerei più efficienti, ma per chi viaggia significa soprattutto una cosa: cabine più moderne e un’esperienza più coerente.
Quando senti parlare di nuove configurazioni e nuovi standard, il punto non è “che bello il modellino”.
Il punto è: ti siedi meglio, vivi meglio, arrivi meno distrutto.

La parte “servizi premium”: la novità che interessa a tanti

Quello che mi ha colpito di più è l’idea di un gradino intermedio tra Economy e Business.
Perché è un’esigenza reale: non tutti vogliono (o possono) fare Business, ma molti vorrebbero un po’ più di spazio, un po’ più di comfort, un po’ più di “respiro” soprattutto su tratte lunghe.

E poi ci sono i dettagli che fanno la differenza quando sei a bordo: l’attenzione al prodotto, alla qualità, a un’esperienza che non sia solo “ti porto dal punto A al punto B”.

TAP oggi ha fatto passare un messaggio semplice: stiamo investendo per far viaggiare meglio, non solo per far viaggiare di più.
In un mondo dove spesso il volo è una lotteria emotiva, non è poco.

In Viaggio con Corriere della Sera

Dopo ore di BIT, stand, parole, promesse, strette di mano e quella sensazione costante di essere dentro a un gigantesco videogame (livello: “schiva il gruppo di operatori tedeschi e raggiungi la sala talk”), l’ultimo appuntamento della giornata è arrivato come una specie di reset mentale.

“In Viaggio con Corriere della Sera” non è stato il classico incontro da fiera “guardate quanto siamo bravi”.
È stato più una cosa del tipo:
Ok, facciamo un passo indietro: perché viaggiamo? E come lo raccontiamo senza ridurlo a una lista di cose da spuntare?

E quando a parlarne è un giornale che da un secolo e mezzo racconta il mondo, il punto non è fare scena. Il punto è far capire che la differenza tra un posto visto e un posto capito sta tutta lì: nello sguardo.

Il cuore del talk: il viaggio come reportage (ma senza la puzza di “lezioncina”)
Il messaggio era semplice, pulito e anche un po’ disarmante:

  • per un reporter, andare sul posto non è un vezzo: è l’unico modo per capire davvero
  • per un viaggiatore, partire non è solo “stacco”: è aprirsi a qualcosa che non controlli

Ecco, qui ho annuito più volte. Perché il viaggio vero non è quello dove va tutto liscio. È quello dove ti succede qualcosa che non avevi previsto: un incontro, un imprevisto, una frase, un punto di vista diverso dal tuo.

“Da 150 anni raccontiamo il mondo”: ok, ma come si trasforma un racconto in esperienza?
Gruppo folcloristico in abiti tradizionali suona violini e violoncello alla BIT, con stand turistici e immagini di paesaggi sullo sfondo.
Quando la BIT smette per un attimo di parlare e inizia a suonare: costumi tradizionali, strumenti dal vivo e quell’energia che ti fa venire voglia di partire… anche solo seguendo la musica.

La parte più interessante è stata proprio questa: l’idea di trasformare il giornalismo in esperienza diretta, cioè viaggi costruiti con lo stesso approccio con cui si costruisce un racconto serio.

Non “andiamo a vedere cose belle”, ma:

  • scegliamo i luoghi per un motivo
  • scegliamo i tempi con una logica
  • e soprattutto scegliamo gli incontri, perché un Paese lo capisci dalle persone, non dai monumenti

E qui il concetto diventa anche molto pratico: se un viaggio nasce con la testa di chi osserva e racconta per mestiere, non ti porta solo a “visitare”.
Ti porta a leggere quel posto: cosa sta diventando, quali contraddizioni ha, che futuro si immagina.

A un certo punto è uscita una di quelle frasi che sembrano semplici, ma se le prendi sul serio ti cambiano il modo di partire:
la curiosità è tutto, e la conoscenza che si allarga è una cosa bellissima.

È il motivo per cui un viaggio fatto bene non finisce quando torni a casa: ti resta dentro perché ti ha “allargato” qualcosa.

Perché è stato un gran finale di giornata (e non un semplice talk)

Perché dopo aver ascoltato durante la BIT parole come: rotte, flussi, destagionalizzazione, prodotti turistici, promozione, grandi eventi… questo incontro ha rimesso al centro la cosa più vera di tutte: il turismo, senza racconto, è solo spostamento.
E il racconto, quando è fatto bene, non è marketing: è comprensione.

Mi è piaciuto perché non era un “venite con noi”.
Era un: “venite a vedere il mondo con un altro sguardo”.

E sì, per me che vivo di viaggi e di storie, chiudere la giornata così è stato perfetto.
Perché mi ha ricordato che possiamo parlare di numeri quanto vogliamo… ma poi, alla fine, il viaggio resta sempre questo:
un posto che ti cambia un po’ e tu che torni diverso, anche se fai finta di niente.


Quando esci dalla BIT 2026 non esci davvero: ti porti via addosso quel ronzio da fiera, metà entusiasmo e metà “ok, adesso ho bisogno di acqua e silenzio”.
Perché in una giornata ti passano davanti idee, numeri, promesse, facce, microfoni… e ti ritrovi con il cervello pieno come una valigia chiusa male.

Da un lato, le cose buone ci sono state eccome: la Regione Sicilia con la testa su qualità e destagionalizzazione, Livorno che si prende lo spazio come short break autentico dentro la Toscana, il cielo che diventa argomento serio con TAP Air Portugal e poi il finale con “In Viaggio con Corriere della Sera”, che ti ricorda la cosa più semplice e più vera: se non cambi sguardo, non è viaggio. È solo spostamento.

Però… ecco il però, quello sincero.
Quest’anno la BIT mi è sembrata anche un po’ più “vuota” rispetto allo scorso anno.
Meno stand, meno energia diffusa, meno quella sensazione da “mondo intero in un padiglione”. Alcune assenze si notavano parecchio (tipo il Marocco, che per me non è una destinazione qualsiasi: è un colpo d’occhio, un richiamo, una calamita).
Quando manca un pezzo così, lo senti: come quando apparecchi e ti accorgi che hai dimenticato il pane. La tavola è fatta… ma non è la stessa cosa.

E allora me la porto a casa così, questa BIT 2026: con contenuti interessanti, sì, ma con un retrogusto un po’ deludente.
Una fiera che ha avuto momenti forti (soprattutto sui palchi, nelle conferenze, nei talk), ma che negli stand mi ha lasciato addosso la sensazione di “poteva esserci di più”.

Detto questo, il punto resta: il turismo in Italia oggi si vince quando smette di urlare “guardami” e inizia a costruire esperienze credibili.
Io, nel mio piccolo, ho fatto quello che faccio sempre: ho camminato, ascoltato, annotato, incastrato pezzi di mondo in una giornata sola.

Sono tornato a casa con una certezza: anche quando una fiera ti lascia un po’ freddo, una buona storia la trovi lo stesso.
Basta avere gli occhi aperti.

Trasparenza: eventuali contenuti sponsorizzati o link/codici affiliati sono sempre segnalati chiaramente.
Il resto è frutto delle mie esperienze e delle mie opinioni, senza filtri.


Protected by Copyscape


Scopri di più da Viaggiamocela Travel Blog

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.