Se Kathmandu è il caos che ti sveglia, e Patan è l’eleganza che ti sistema l’umore, Bhaktapur è la città che ti fa venire voglia di camminare piano.
Piano non per stanchezza: per paura di perderti i dettagli.
Il 21 maggio sulla carta è “Bhaktapur”, nella realtà è una giornata a tappe, di quelle che ti fanno capire una cosa semplice: in Nepal la bellezza non si concentra in un solo punto… si sparge, come spezie sul piatto.
Partiamo e, prima ancora di arrivare alla città “da film”, facciamo una deviazione che sembra un anticipo, un trailer, un “guarda cosa ti aspetta“.
Thimi: il paese dove i vasi sembrano una parata
Thimi è una di quelle soste che non ti aspetti e invece ti resta addosso.
Non è “il posto famoso” che tutti nominano, è un luogo vero, concreto, dove la ceramica non è un souvenir: è un’abitudine, un mestiere, una specie di lingua locale.
Vedi file di vasi ovunque: grandi, piccoli, panciuti, eleganti, alcuni ancora grezzi, altri già pronti.
La cosa che ti colpisce è l’ordine apparente dentro un caos meraviglioso: sembra una parata silenziosa di argilla al sole.
Io, che ero partito con l’idea “oggi templi”, mi ritrovo a fissare un vaso come se fosse un’opera d’arte contemporanea, e forse lo è, solo che qui non lo chiamano così: lo chiamano lavoro.

Arrivo a Bhaktapur: quando capisci che qui non si corre
Appena arrivi, capisci una cosa: Bhaktapur non è “una tappa” è un’atmosfera.
È la città dove il mattone ha un colore caldo, le piazze sembrano scenografie e ogni angolo ti fa pensare: “Ok, qui ci starebbe bene una scena di film“.
E infatti non è solo una sensazione: Bhaktapur è stata davvero usata come set più di una volta, e mentre cammini ti viene naturale immaginare una cinepresa dietro l’angolo.

Poi succede la cosa più strana (e più bella): inizi a camminare più piano senza nemmeno accorgertene.
Non perché sei stanco, ma perché qui “correre” non ha senso, Bhaktapur ti mette davanti i dettagli uno alla volta, con calma, come se dicesse: “Tranquillo, non scappo. Ma se corri, non mi vedi“.
Lungo una delle tante passeggiate vengoo attirato dalle riprese di un film di Bollywood, dove un gruppo di ballerini e ballerine vestiti in con costumi tradizionali nepalesi, ballano in compagnia di attori e attrici indiani che stanno facendo le riprese per quello che potrebbe essere il video musicale di fine riprese.
Scopro dopo qualche tempo che si tratta del film “Kadke Kamal Ke“(Regia: Laxman Singh) con gli attori Aaryan Adhikari, Neeta Dhungana, Rajpal Naurang Yadav e Angel Shrestha.
Taumadhi Square e Nyatapola: il “momento collo all’insù”
Poi arrivi a Taumadhi Square e alzi la testa. Automatico.
Il tempio domina la piazza con quella presenza che non ha bisogno di spiegazioni.
È uno di quei posti in cui fai un passo indietro per vedere tutto e poi ti avvicini di nuovo, perché vuoi capire i particolari.

E intanto la piazza vive: bambini che corrono, persone che chiacchierano, un venditore che passa, e tu che ti senti dentro una scena già apparecchiata.
Pottery Square: la pazienza in forma di argilla
E quando pensi di aver già visto il meglio, Bhaktapur ti porta in un posto dove la bellezza è fatta di gesti: Pottery Square.

Qui il tempo non si misura in minuti, ma in mani che modellano.
Vasi al sole, argilla, forni, polvere sottile che ti resta addosso anche se non la tocchi.
È uno di quei luoghi che ti fanno venire un rispetto improvviso per chi sa fare le cose bene e lentamente.
Changu Narayan: il finale perfetto (senza effetti speciali)
Per chiudere la giornata ci sta una tappa che sembra fatta apposta per “abbassare il volume” dopo tutto questo: Changu Narayan.
È un posto che non ti aggredisce, ti accoglie.
Aria diversa, ritmo più calmo, e quella sensazione che la valle, vista da qui, si metta in ordine da sola dentro la testa.

È il finale perfetto: dopo il “set cinematografico” di Bhaktapur, questo è il momento in cui ti rimane la calma buona.
Bhaktapur, in sintesi
Non ti chiede “cosa vuoi vedere”.
Ti chiede: quanto sei disposto a guardare davvero.

Curiosità
Alcune scende del film “Piccolo Buddha” (1993) di Bernardo Bertolucci, sono state girate nella Durbar Square di Bhaktapur.
Il film racconta la storia di Gautama Siddharta, detto il Buddha: la nascita, storia e legenda, giovinezza, i primi tre incontri, incontro con gli asceti, l’illuminazione.
A Seattle, alcuni monaci provenienti dal Buthan chiedono ai genitori del bambino Jesse Konrad di accompagnare il piccolo in Tibet, perché forse egli è la reincarnazione del Dalai Lama morto alcuni anni prima. Per far comprendere la loro fede gli regalano un libro che narra la storia del principe Siddharta, ilBuddha, l’Illuminato, che viene a sua volta raccontata nel corso del film.
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