Ultimi giorni del viaggio in Nepal

Viaggio in Nepal - Parte 8

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C’è un momento, nei viaggi, in cui non sei più “in giro”: sei già un po’ a metà strada tra il posto che stai lasciando e quello che chiamerai “casa”.
Ecco, gli ultimi giorni in Nepal sono esattamente così. Hai lo zaino chiuso, ma la testa ancora aperta.

28 Maggio: Ritorno a Kathmandu (e sì: di nuovo 8 ore… ma con meno traumi)

L’ultima sera faccio il mio ultimo giro verso Durbar Square e dintorni per prendere confezioni di tè nepalese (perché il tè è il souvenir perfetto: pesa poco, profuma tanto e quando lo apri a casa ti riporta lì in mezzo secondo).

Poi rientro e ceno con Rabin, il manager dell’hotel, e con il direttore.
Questo hotel, in pratica, è stato la mia base per buona parte del viaggio: un posto in cui tornavo e ritrovavo facce amiche, sorrisi veri, quel clima da “famiglia adottiva” che in viaggio ti scalda più di una coperta.

E lo dico senza romanticismi: quando ti trattano bene in un Paese così lontano, te lo ricordi.

Via del quartiere Thamel a Kathmandu
Una delle vie del quartiere Thamel a Kathmandu

29 Maggio: Ritorno in Italia: saluti, sciarpa di seta e pensieri in volo

Arriva il giorno del rientro. Prima di partire faccio un’ultima colazione con Rabin, saluto lo staff e sì, c’è quella piccola commozione che non ti aspetti mai… e poi arriva sempre.

Sono talmente carini da regalarmi una sciarpa tradizionale di seta: un augurio, un simbolo, un pezzo di Nepal che non è “shopping”, è relazione.

In aeroporto i controlli sono lunghi, lunghissimi, di quelli che ti fanno rivalutare la pazienza come virtù assoluta. Poi finalmente si parte: volo con scalo e si rientra verso Milano.

Durante il viaggio di ritorno mi ritrovo a ripercorrere tutto: scrivo appunti, metto ordine alle impressioni, e la mente fa la carrellata finale.

Kathmandu me la ricorderò per traffico e smog, sì, ma anche per la bellezza che spunta dove meno te l’aspetti.
La Valle di Kathmandu per la spiritualità (quella vera, non da cartolina).
Patan per l’eleganza che dal vivo è ancora più potente.
Bhaktapur per quel “set cinematografico” che ti entra dentro.
Dhulikhel per i dintorni più interessanti del paese stesso.
E poi quella tratta tragicomica con l’autista “posseduto”, che ormai è diventata un capitolo mentale a parte.
Pokhara, invece, resta la parentesi più naturale e “leggera”, la città che ti fa respirare quando pensavi di aver finito l’aria.

E alla fine ti resta addosso una cosa semplice: il Nepal, pur avendo poco, sorride tanto. E quella, alla fine, è la ricchezza vera.

Ultimi controlli prima di partire
Ultimi controlli prima dell’imbarco

Namasté Nepal (grazie, davvero)

Ringrazio chi mi ha reso possibile questa esperienza: le persone conosciute, chi mi ha aiutato lungo l’itinerario, gli hotel, gli autisti che mi hanno scorrazzato ovunque, e chi ha supportato il viaggio.

E mi porto a casa anche una piccola idea pratica: se viaggi in Paesi dove certe cose mancano, lasciare medicinali e prodotti per l’igiene può essere un gesto piccolissimo per te… e gigantesco per qualcun altro.

Namasté Nepal.
Non è un addio: è un “ci rivediamo, prima o poi”.

 

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