Dopo Kathmandu (e dopo quei giorni in cui ti sembra di avere la testa piena di clacson e pensieri), arriva quel momento in cui il corpo ti manda un messaggio chiarissimo: “Adesso mi serve aria e magari anche un lago”.
Pokhara fa proprio quello. Ti prende per mano, abbassa il volume del mondo e ti dice: “Respira. Guarda. E se proprio vuoi… sali pure su una pagoda con vista da cartolina”.
25 Maggio: Kathmandu → Pokhara (ovvero: 8 ore di “quasi-zen”)
Sveglia presto, zaino in spalla e via: raggiungo a piedi il punto di partenza dei bus turistici.
Partenza alle 6:30 con il Tourist Express.
Sulla carta: circa 8 ore.
Nella realtà: 8 ore in cui impari la filosofia del “non posso farci niente, quindi mi arrendo e guardo fuori“.
Lo staff è gentile: dopo pochi minuti distribuiscono bottigliette d’acqua. Bello.
Poi però arrivano i sedili: non direi “scomodi”, direi “formativi”. Tipo un corso accelerato su come rivalutare il divano di casa.
Il Wi-Fi? Dichiarato. Pubblicizzato. Avvistato? Mai.
Ma vabbè: in Nepal spesso la connessione migliore è quella col paesaggio.
Facciamo tre soste. Quella del pranzo… diciamo che mi lascia più tristezza che appetito: mangio poco o niente e mi salvo con snack e acqua presi prima.
Nel tardo pomeriggio arriviamo alla stazione bus di Pokhara e parte la scena classica: tassisti in modalità “asta gentile ma insistente”.
Dopo un po’ trovo Nirmal.
Gentile, pratico, e soprattutto con quell’aria da persona che capisce subito due cose:
- Io ho un budget
- Lui ha voglia di lavorare bene.
Accordo: circa 300 NPR per arrivare in hotel, e già che ci siamo, fissiamo anche un tour in città per due giorni dopo: 3000 NPR.
Hotel Peninsula (3 notti): promosso con qualche post-it
Scelgo l’Hotel Peninsula: zona tranquilla, a due passi dalla via principale.
Camera ampia, balconcino, pulizia ok, letto e cuscini comodi, acqua e kit tè/caffè sempre presenti, in lontananza, sulla collina, la World Peace Pagoda che sembra lì apposta per farti venire voglia di andarci.
Contro: niente ascensore (se finisci ai piani alti lo scopri in modo molto… atletico), colazione un po’ “sempre uguale” e una marmellata che avrei volentieri lasciato in pace.
Cena in hotel provata una volta e poi… ho scelto la vita e sono andato a mangiare fuori.
26 Maggio: Lago Phewa: la giornata “respira, guarda, galleggia”
Dopo una bella dormita e colazione, mi faccio tutta la Lakeside Road, piena di ristoranti e negozi, che costeggia il Lago Phewa.
E già lì capisci perché Pokhara piace: è il Nepal, sì… ma con la pausa lunga del tasto “calma”.

Tal Barahi Temple: dieci minuti di barca e cambi atmosfera
Nel lago c’è una piccola isola con il Tal Barahi Temple. Si raggiunge in circa 10 minuti di barca: io prendo la tradizionale singola, 100 NPR andata e ritorno.
Il tempio è dedicato alla dea Barahi (forma di Shakti). L’interno è riservato agli induisti, ma puoi girare intorno, osservare, ascoltare, suonare le campane. E non ti senti “fuori”: ti senti ospite.
Mentre aspetto la barca per rientrare incontro una coppia di neo sposi indiani ancora in abiti da cerimonia: sorrisi, due chiacchiere e qualche foto. Momenti così, improvvisi e semplici, sono i souvenir migliori.

Miteri Park: templi, facce scolpite e incontri belli
Rientro e mi sposto verso Miteri Park, il “parco dell’amicizia” gemellato con una città giapponese.
Dentro trovo un tempio dedicato a Shiva e poco distante uno a Ganesh.
Qui mi capita anche un incontro random con un anziano monaco induista: uno di quelli che ti guarda e sembra dirti “tranquillo, qui è tutto normale… più o meno”.
E lungo un sentiero noto pietre scolpite con volti, animali e simboli: dettagli che ti costringono a rallentare, e a volte è proprio quello il senso di Pokhara.

Pranzo: MoMo (sempre loro, sempre sì)
Mi fermo alla Nepali Kitchen sulla Lakeside Road: MoMo favolosi, locale semplice, personale gentile.
È ufficiale: in Nepal i MoMo non sono un piatto, sono una scelta di vita.
Shopping serio: incenso + metallo + magia
Nel pomeriggio mi concedo un po’ di shopping e entro in un negozietto di oggettistica in metallo. Trovo un oggetto geniale: un fiore di loto che, ruotandolo, si apre e diventa un porta incenso. Un souvenir che non è “una cosa”: è un trucco di magia da portare a casa.
27 Maggio: Tour con Nirmal: quando l’autista diventa regista
Oggi si gira comodi: Nirmal mi porta in giro per i punti principali. È uno di quei giorni in cui capisci che un po’ di organizzazione ti salva tempo… e ti regala panorami.

World Peace Pagoda: bianco, silenzio e vista che ti sistema i pensieri
Prima tappa: World Peace Pagoda (Shanti Stupa).
Bianco totale, atmosfera quieta, e una vista che sembra fatta apposta per spegnere il rumore interno.
Arrivi in auto fino al piazzale e poi ti aspettano circa 200 gradini: niente di tragico, ma abbastanza per farti dire “ok, adesso me la merito”.
Lì sopra Pokhara è bellissima: lago, città, colline.
E quando l’aria è dalla tua parte, anche Himalaya e Annapurna si fanno vedere con quella nonchalance da “sì vabbè, noi siamo sempre qui”.

Devi’s Fall: il fiume che sparisce (e ti lascia lì a fissare)
Poi andiamo a Devi’s Fall: il fiume si infila sottoterra e più avanti riemerge a modo suo, creando la cascata.
È una di quelle cose che ti fanno restare qualche minuto in silenzio, anche se intorno c’è gente.

Gupteshwor Mahadev Cave: aspettative alte, schiena bassa
Dall’altra parte della strada c’è la Gupteshwor Mahadev Cave.
Dentro è umido, poco illuminato, scivoloso, e in alcuni punti è davvero basso: io ho dovuto accovacciarmi più volte, tra le risatine dei locali.
Onesta? È stata la cosa che mi ha convinto meno della giornata.
Magari sono io, magari era la giornata… però mi aspettavo molto di più.

International Mountain Museum: quando la montagna diventa storia
Ultima tappa grande: l’International Mountain Museum.
Bello, interessante, “serio” nel senso buono.
Ti racconta montagne, persone, cultura, alpinismo.
È uno di quei posti che ti fanno capire che qui le vette non sono solo sfondo: sono vita quotidiana, identità, fatica e orgoglio.

Il panorama “da cartolina”… dietro al pranzo
A pranzo finiamo in un posto semplice e buono, e poi chiedo a Nirmal un punto panoramico visto su una cartolina.
Risultato: era praticamente dietro al locale.
Non era la giornata perfetta per l’effetto-specchio dell’Annapurna nel lago, ma il posto resta bello e super caratteristico.
E alla fine va bene così: anche le cartoline, ogni tanto, devono sudarsi la luce giusta.
Pokhara: perché funziona (anche se non fai “niente”)
Pokhara è il posto in cui puoi fare due cose opposte e stare bene uguale:
- fare il turista diligente (templi, pagoda, museo)
- oppure fare il turista pigro (lago, passeggiata, una sedia, un tè e basta)
E forse è questo il suo superpotere: ti lascia scegliere.
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